Due volte l'anno Firenze diventa la capitale della moda con l'arrivo di Pitti.
E improvvisamente il volto della città cambia completamente.
Cambiano le vetrine dei negozi, che improvvisamente cominciano a presentar cappotti e golf di lana; cambiano le facce che s'incontra per strada, in centro, e cambiano soprattutto gli orari.
Per esempio, stasera, abbiamo Yamamay aperto con dei pasticcini sul bancone. Salmoiraghi che ne approfitta per vender occhiali e degustazione di vino e salumi fino alle 10. E in Via Calzaiuoli stasera è addirittura passata la banda!
Ma per quanto la città si sforzi di piegarsi ai voleri del mondo della moda... questo, ci guarda snobbandoci, e si rifugia nelle feste private, dove i fiorentini sono tenuti a rigorosa distanza.
Ebbene si... ammettiamolo: in tempo di Pitti, esser Fiorentino, non è che un peso da portarsi dietro, come a ricordarci che anche se la manifestazione si svolge qui... noi non c'entriamo niente con loro!
Siamo solo fenomeni di sfondo a cui far dire "cohahola" in una pausa al bar!
E le istituzioni non aiutano... permettendo che un visitatore straniero e con un potere d'acquisto spesso esorbitante, viaggi sui pavé più scassati d'italia e rimanga incastrato nel magnifico labirinto di fortezza/porta a prato/ponte alla vittoria in cui, se sbagli una strada... ti conviene abbandonare la macchina sul marciapiede e chiamare un taxi piuttosto che cercare di trovare una soluzione per uscirne!
Sono amareggiata.
Io rientro nella categoria di coloro che sono sia fiorentini che visitatori di Pitti, ad ogni edizione.
Proprio ieri a Pitti mi hanno dato un invito per andare a una festa.
La festa era dietro il mio studio, da Luisa Via Roma, qui in centro. Quindi mentre rientravo, ci sono passata col mio socio...
Il negozio era pieno. Pieno di gente (soprattutto stranieri) con prosecco alla mano, che si guardava intorno... nessuna bottiglia di vino però, nessun buffet, niente musica... strano! Mentre mi guardo intorno, domandandomi perché a una festa a invito non mi hanno chiesto l'invito preso a Pitti... ecco una cameriera con del vino; ne offre a tutti, e a noi ci snobba. Ne passa un'altra proprio mentre troviamo Limosani, l'artista concettuale che realizza quelle favolose installazioni ludiche interattive in cui pigiando un pulsante succede qualcosa tipo una pallina sparata in un tubo che gira per il negozio e roba così... (evito commenti). Tant'è. Allungo il braccio per prendere un bicchiere dal vassoio e la tipa, altezzosa, mi dice che è riservato ai clienti!
Indignata dal comportamento della cameriera... prendo l'invito e mi dirigo da una commessa del negozio, la quale lo guarda incuriosita e mi dice che non ne sa nulla...
Dunque, hanno stampato degli inviti per una festa che non esisteva... e hanno pure il coraggio di fare LORO i sostenuti?
Posso non aggiungere altro?
LuisaViaRoma è proprio il tipico esempio di chic volgarizzato.
La cortesia... è prorpio vero... è riservata ai possessori delle Visa Vip!
Per tutti gli altri... calci in cul0!
L'ho trovato eclatante!
A un certo punto ho anche pensato di stampare una carta di credito in lamina oro di un metro per un metro e mezzo e riprovare ad entrarci... che dite? secondo voi funziona?
mi auguro che nessuno di voi sia cliente di LuisaViaRoma... o perlomeno... se lo siete... ripensate a questo racconto la prossima volta che entrate, e vendicatemi trattandoli come meritano.
Grazie!